Valentino
Ostermann
Insegnante, animatore della vita culturale di Gemona
Tra i primi e più importanti studiosi italiani del folclore.
Valentino Ostermann è uno dei figli più famosi e amati di Gemona del Friuli, dove nacque il 22 febbraio 1841 da Giuseppe e Maria Zanier. Studiò legge all’Università di Padova, senza laurearsi.
Fu professore di italiano, storia e geografia e di pedagogia e morale, e direttore della Scuola Tecnica di Gemona dal 1868 fino al 1878 quando la scuola venne chiusa.
Insegnò pedagogia al Collegio Uccellis e geografia alla regia Scuola Normale di Udine; si spostò in seguito in diverse città italiane, tra le quali Belluno, Cosenza, Ravenna e a Treviglio dove morì nel 1904.
foto: Valentino Ostermann (Udine, Biblioteca civica, Album fotografici).

Valentino Ostermann e Gemona del Friuli agli albori della scienza del folclore
Il motivo principale per cui Valentino Ostermann viene ricordato sono proprio i suoi studi di folclore: la volontà di raccogliere e di mettere per iscritto gli usi e i costumi, le leggende tramandate solo oralmente e i modi di vivere del popolo friulano.
I personaggi palpitanti di vita che popolano le leggende da lui raccolte, restano impressi in modo indelebile. La mole poderosa dei suoi scritti rivela la passione per le tradizioni popolari e la cultura della sua terra.
Lo studio e la raccolta delle tradizioni popolari friulane
Erano gli anni dell’Italia post unitaria, in cui la ricerca etnografica cominciava a delinearsi.
Non è un caso che lo stesso anno, il 1894, videro la luce il lavoro più importante di Ostermann, La vita in Friuli, e la Bibliografia delle tradizioni popolari italiane del grande etnografo palermitano Giuseppe Pitrè, suo estimatore e maestro.
Proverbi friulani, Villotte friulane e La vita in Friuli: le principali pubblicazioni di Ostermann raccolte con passione dalla voce del popolo.
I testi fondamentali, scritti nell’arco di quasi un ventennio e tramandati sino a noi, sono tre:
Valentino Ostermann fu soprattutto uomo di un momento storico nel quale si stava delineando la ricerca delle tradizioni popolari attraverso il metodo della raccolta da fonti orali e con l’utilizzo delle fonti d’archivio.
Una curiosità: per la stesura del libro La vita in Friuli, Ostermann usò, tra vari documenti, anche i regesti dei verbali del sant’Uffizio di Udine per cercare di dare profondità storica alle notizie raccolte.

Il folclore friulano nella lingua friulana dell’Ottocento
Valentino Ostermann fece una operazione importantissima anche dal punto di vista antropologico: raccolse e raccontò il folclore del Friuli Venezia Giulia attraverso leggende e proverbi popolari, delineando i personaggi e attraverso la sua lingua madre, il friulano, che anche grazie a lui si mantenne viva.
Sembra quasi di vederlo davanti a noi, questo uomo dai lunghi baffi spioventi come dettava la moda di allora, che con fare placido e paziente si china davanti a chi ha storie da raccontare: annota, riporta, e trascrive storie e superstizioni, rigorosamente in lingua friulana ottocentesca. Un mondo vario e “altro” fino ad allora tramandato da padre in figlio, solo oralmente.
A Gemona una raccolta delle storie di Valentino Ostermann a cento anni dalla morte
Nel 2004, grazie all’Amministrazione comunale di allora, nel centesimo anniversario della morte di Valentino Ostermann, sono state raccolte le leggende che egli stesso aveva pubblicato alla fine dell’Ottocento su “Pagine Friulane” attraverso un progetto che ha visto coinvolta la Biblioteca comunale e la Direzione didattica di Gemona: le leggende legate al territorio sono state illustrate dai ragazzi con la supervisione degli insegnanti di tredici classi della scuola primaria.
L’intento della pubblicazione è stato soprattutto quello di fornire alle giovani generazioni, attraverso draghi, eroi e principesse, il legame con la propria terra, filtrato dal mondo di Ostermann che era usuale mescolare luoghi reali a personaggi fantastici.

La leiende dal cjistiel di Glemone
Une volte al jere un om che al leve ator cu la crassigne e une gnot di istât al rivà a Glemone.Non veve un crût di fâ cjantâ un vuarp e no savint dulà lâ a durmî si distirà su lis bancjis sot dal palaç.
Co jere miezegnot al sint une vôs che lu clame; si svee e plen di pôre al domande: “Cui è?”
Non aveva un soldo bucato e non sapendo dove dormire si distese sulle panche sotto la loggia del palazzo comunale.
A mezzanotte sentì una voce che lo chiamava; si svegliò e spaventato chiese: “Chi è?”




