Architettura del Novecento
- 1. Carlo Scarpa, Luciano Gemin
- 3. Gino Valle, Piera Ricci Menichetti
- 4.Alberto Antonelli
- 5.Giovanni Pietro Nimis
- 6.Giuseppe Barazzutti
- 7. Giovanni Pietro Nimis, Studio Valle Architetti Associati
- 9.Gino Peressutti
- 10.Gianpaolo Della Marina
- 11.Alberto Antonelli, Gianpaolo Della Marina
- 12. Domenico Bortolotti, Gianpaolo Della Marina
- 13. Alberto Antonelli
- 14. Luciano Gemin
- 15. Alfredo Carnelutti Franco Tuti
- 16. Luciano Gemin
- 17. Alberto Antonelli
- 18. Augusto Romano Burelli Paola Sonia Gennaro
- 19. Luciano Pevere
- 20. Marco Zanuso
- 21. Giovanni Caprioglio Sandro Pertoldeo Giancarlo Pennestri Marco Villa
- 22. Michele De Mattio Giuliana Raffin
A Gemona e presso i comuni della Pedemontana friulana (Osoppo, Buja, Artegna, Majano, Montenars e Venzone) sono conservati numerosi edifici del XX secolo, testimoni delle trasformazioni sociali, politiche e urbanistiche del secolo scorso.
Dai palazzi civili agli edifici scolastici e industriali, molte architetture documentano la ricostruzione successiva al terremoto del 1976 e i progetti di importanti architetti italiani, recentemente valorizzati con targhe informative.
1. Carlo Scarpa, Luciano Gemin
Palazzo Fantoni
1978 – 1984

La nuova sede della Banca Popolare viene realizzata sul sedime di Palazzo Pontotti nel centro storico di Gemona, (palazzo Pontotti) distrutto dal terremoto. Il progetto viene affidato nel 1978 a Carlo Scarpa, che traccia alcune idee generali prima di partire per il fatale viaggio in Giappone, dove perderà la vita il 28 novembre di quell’anno a seguito di un incidente a Sendai. L’opera viene quindi sviluppata e portata a compimento dal suo allievo e collaboratore Luciano Gemin.
Il complesso ha un impianto ad “L” composto da due blocchi edilizi: l’edificio che ospita il salone a pianta rettangolare, caratterizzato da lucernari curvilinei, e il corpo direzionale articolato su tre livelli. Il fronte principale mostra una loggia sopraelevata di accesso con pilastri, una serie di finestre quadrate al secondo piano, un balcone fortemente aggettante e la copertura a falde. Al piano rialzato, corrispondente al portico, si trovano il salone per il pubblico e la sala d’ingresso con il vano scala e l’ascensore dalla forma ellittica, mentre i piani superiori sono riservati alle funzioni direzionali.
3. Gino Valle, Piera Ricci Menichetti
Isolato Consorzio G.G.Liruti
1980-1986

Questo intervento di ricostruzione di un intero isolato del centro storico si inquadra nella metodologia degli «Ambiti di intervento edilizio funzionale di ricostruzione» prevista dalle L.R. 63/77 e 35/79. Il complesso include 45 appartamenti con autorimesse, negozi e servizi pubblici tutti serviti da un sottoportico pedonale.
Si presenta compatto sul fronte di via Caneva con una serie di “case” limitrofe di quattro piani e si articola con diverse altezze nella discesa a valle verso via San Giovanni. Tutti gli edifici, uniti in cortine seppur evidenziati nelle loro caratteristiche individuali, sono dominati dall’intento di richiamare un brano di tessuto urbano storico per ripristinare, come scrive Gino Valle, “la memoria della preesistenza”.
4.Alberto Antonelli
Ex Albergo Nazionale
1987-1989
Costruito sul sedime dell’ex Albergo Nazionale in piazza Garibaldi, il nuovo edificio ospita a piano terra un vasto locale commerciale, destinando il resto a uffici e minialloggi distribuiti per sei piani complessivi, due piani - scantinato e quattro sopra terra. La continuità con l’adiacente Isolato Liruti comporta la creazione di una galleria nel volume del fabbricato per collegare i due isolati ricostruiti al portico posto sul meridionale di Piazza Garibaldi. L’adozione di elementi curvilinei è il visivo contrappunto con la solida volumetria della Banca antistante (Carlo Scarpa, Luciano Gemin). La curvatura convessa emerge a doppia altezza entro i due montanti verticali che definiscono il volume parallelepipedo del prospetto, creando giochi di luci e ombre.
5.Giovanni Pietro Nimis
Uffici municipali annessi a Palazzo Boton
1980-1983
Il complesso edilizio del Palazzo municipale di Gemona è costituito dal nucleo storico dell’edificio cinquecentesco (palazzo Boton) al quale si affiancano sul lato nord casa Comis e l’ampliamento realizzato dopo il 1976. Se palazzo Boton è stato oggetto di un intervento di restauro conservativo e rafforzamento antisismico e di casa Comis resta la struttura muraria della facciata, l’edificio adiacente oggetto della ricostruzione, nell’allineamento planimetrico e nel rivestimento manifesta (parte basamentale in pietra piasentina e nelle parti superiori struttura metallica a vista) il diverso approccio operato. La differenza tra i tre edifici è sottolineata dalle superfici con materiali e gradazioni cromatiche diverse.
6.Giuseppe Barazzutti
Studio Fotografico Di Piazza-Crapiz
1937-1939
Più conosciuto come pittore e decoratore, Giuseppe Barazzutti ha dato prova della sua versatilità operando nel campo del design dell’arredo (direttore artistico del mobilificio Fantoni dai primi anni Venti al 1927), come allestitore di mostre e cimentandosi con l’architettura: progetta infatti l’edificio commissionato dai fotografi Guerrino Crapiz e Giuseppe Di Piazza. Nel disegno della scala interna, nei riquadri delle ampie aperture del piano terra, nelle arcate della loggia superiore, si avverte l’influsso del linguaggio novecentista che permea a partire dagli anni Trenta la produzione pittorica e gli allestimenti per i padiglioni delle mostre sull’artigianato da lui curate nel 1931 e 1935.
7. Giovanni Pietro Nimis, Studio Valle Architetti Associati
Cinema Teatro Sociale
1982-1988 2018-2019
Il terremoto del 1976 distrusse l’Antico Teatro Cinema di Gemona e dovettero passare più di dieci anni affinché fosse riaperto il Nuovo Teatro Sociale, costruito sul sedime del vecchio palazzo settecentesco Elti Zignoni. L’edificio, che occupa un intero isolato urbano, si colloca tra via XX Settembre nel centro storico e il terrazzamento di Piazza del Ferro a ovest sfruttando il dislivello tra i due spazi pubblici per posizionare una sala con gradinate. Nel 2018-2019 una ristrutturazione interna ha previsto la riorganizzazione della sezione delle gradinate per ottimizzare lo spazio dedicato alle sedute. Questa configura un’orografia artificiale realizzata completamente in legno dove sono state ricollocate le poltrone esistenti.
9.Gino Peressutti
Casa Sebastiano Della Marina
1904-1908
Casa Della Marina apre, da chi entra a Gemona da Porta Udine, la teoria di edifici che caratterizzano il percorso di via Bini. Il prospetto sud è definito da una partitura che riconduce ad una simmetria neoclassica confermata dalle paraste che lo incorniciano e dal poggiolo centrale. Tuttavia i decori delle stesse, i riquadri delle finestre in pietra artificiale, le applicazioni sottofinestra e gli originali architravi delle vetrine del piano terra con l’elemento centrale tondo e quelli presenti nel sottolinda, richiamano elementi dell’architettura Liberty che l’architetto ripropone nelle sue opere più mature come il l’Antonianum e il Palazzo dell’Esedra a Padova.
10.Gianpaolo Della Marina
Museo della Pieve e Tesoro del Duomo
1998-2006
Il Museo della Pieve e Tesoro del Duomo inaugurato il 28 ottobre 2006 si trova nell’edificio della canonica plebanale (Canonica vecchia) che la Parrocchia di Santa Maria Assunta fin dal 1970 aveva individuato come futura sede del Museo destinato a ospitare oltre al Tesoro del Duomo, anche i preziosi codici miniati, l’antico registro battesimali e l’archivio storico. Interrotti dal terremoto del 1976 e dopo il restauro effettuato dalla Soprintendenza, i lavori sono ripresi nel 1998. L’intervento effettuato ha comportato l’adeguamento degli impianti e il superamento delle barriere architettoniche per consentire l’allestimento delle sale espositive e la fruizione del pubblico.
11.Alberto Antonelli, Gianpaolo Della Marina
Alloggi IACP “Ospedale Vecchio”
1983-1987
L’area del vecchio Ospedale di San Michele e due lotti adiacenti dopo il 1976 è stata scelta per realizzare un complesso di abitazioni popolari, che integrano parti dell’edificio storico con alcune di nuova realizzazione. La conservazione della facciata lungo via Bini è stata dettata dalla considerazione della sua funzione di importante quinta urbana che conclude il percorso di via Bini e funge da contrappunto scalare al sagrato del Duomo. Nella facciata verso sud, la conservazione del loggiato ha determinato le soluzioni distributive degli appartamenti. A fianco e di fronte al lotto del vecchio Ospedale trovano posto il Plesso grande e piccolo che sono il risultato di una sistemazione in primis urbanistica, che ne definisce la collocazione rispetto ai tagli prospettici delle enfilade che traguardano il Duomo, il Castello e la veduta verso la pianura.
12. Domenico Bortolotti, Gianpaolo Della Marina
Ricostruzione del Santuario di Sant’Antonio e Museo Raffaelli
1982 – 1987 / 1995 – 2007
Il progetto di ricostruzione del santuario, parte integrante della storia di Gemona, è affifidato a Domenico Bortolotti che immagina una chiesa con navata unica dove l’andamento curvilineo della muratura si apre sull’ingresso laterale di ponente integrandosi con la cappella del Rosario (Melchiorre Widmar 1682). La copertura dell’aula realizzata da travi in legno lamellare crea un disegno che è concreta metafora delle onde sismiche. Il progetto di variante (Gianpaolo Della Marina) rivisita alcune scelte progettuali relative alla facciata e prevede il rivestimento con un solo tipo di materiale. Sotto l’aula della chiesa si trova il Museo dedicato all’ingegnere gemonese Renato Raffaelli, benefattore del convento.
13. Alberto Antonelli
Centro Parrocchiale Glemonensis
1988-1996
L’ex cinema teatro Glemonensis ricostruito ex novo in un’area diversa da quella in cui sorgeva prima del 1976, riunisce in un organismo unitario una pluralità di spazi diversi. Tre sono i corpi principali - la sala polifunzionale a pianta quadrangolare con i due lati opposti curvilinei (A), le salette di servizi (B) saldate dal corpo centrale con gli ingressi (C) –che si traducono in corpi di fabbrica con articolazioni volumetriche e spaziali coerenti a funzioni diverse. La suddivisione dei tre corpi di fabbrica si manifesta nell’articolazione dei volumi oltre che nell’accurato trattamento delle superfici.
14. Luciano Gemin
Casa Fantoni e Archivio Alessandra De Antoni Fantoni
1978-1998
Il compendio architettonico circoscritto tra via Sottocolle, via Giovanni Fantoni, via Belgrado e via Sottocastello si articola su quattro livelli che seguono il declivio naturale integrandoli con l’orografia del centro storico di Gemona e comprende tre unità abitative e l’archivio storico aziendale. La costruzione, realizzata sui sedimi della iniziale fabbrica Fantoni, viene iniziata nel primo nucleo nel 1978-1979, a cui fanno seguito tre fasi di realizzazione dell’archivio nei decenni successivi. L’influenza di Carlo Scarpa nelle finiture selezionate dall’architetto Luciano Gemin definisce un continuum con le altre architetture delle banche cittadine da lui realizzate nel periodo post-terremoto.
15. Alfredo Carnelutti Franco Tuti
Casa Tuti
1969-1970
Alfredo Carnelutti fu un’originale figura di artista. Pittore, decoratore, grafico pubblicitario e disegnatore negli studi di architettura, collaborò negli anni Trenta del secolo scorso a Milano con Giò Ponti e Edoardo Persico e fu, nell’ultimo ventennio della sua vita, a fianco di Gino Valle a Udine. In alcune occasioni si cimentò nel ruolo di progettista di interventi in proprio come nella casa di Franco Tuti, realizzata in collaborazione con il cliente. Si tratta di un edificio inequivocabilmente moderno realizzato in cemento a vista che include due appartamenti ed è servito da una rampa esterna. Il volume si apre sull’angolo nord-ovest in una testata posta a quarantacinque gradi che indica il soggiorno con una serie di vetrate sfaccettate.
16. Luciano Gemin
Ex Banca Popolare di Gemona filiale di Piovega
1984-1986
L’edificio è collocato lungo l’asse di collegamento tra la nuova stazione ferroviaria e il nucleo storico e si articola su tre piani includendo un porticato che prosegue nel compatto volume edilizio, più basso, che funge da elemento di mediazione. Le finestre a lama a doppia altezza del piano nobile talora accorpate, rievocano le bifore e le trifore dei palazzi in centro storico. Al cemento a vista dei prospetti si contrappongono materiali di rivestimento come marmo Calacatta Oro, bronzo e profili in ottone e il colore rosso rubino dei serramenti e delle fasce policrome sulle due canne fumarie appaiate. L’organizzazione funzionale è semplificata rispetto alla sede centrale della banca in piazza Garibaldi; infatti in questo caso le differenti funzioni vengono accorpate all’interno di un unico volume.
17. Alberto Antonelli
Stazione ferroviaria e Stazione delle Autocorriere
1993-2005
La nuova stazione ferroviaria prevede il fabbricato viaggiatori a doppia altezza per raggiungere la quota dei binari, integrando la banchina dell’Autostazione con il portico sottostante l’accesso ai treni. Il Fabbricato passeggeri inoltre comprende spazi comuni ai due edifici, come la sala di attesa e la biglietteria, oltre al punto ristoro. L’idea a cui è ancorato il progetto è stata di dare all’ambito in cui si colloca la stazione un ‘effetto urbano’ aprendola al dialogo con la città. L’Autostazione posta in continuità con la stazione ferroviaria dispone di due banchine, una verso via Roma e l’altra adiacente al portico della ferrovia, separate da una struttura in calcestruzzo armato lineare che sorregge due pensiline a sbalzo, una terza banchina è sul lato nord comprende una torre in ferro e vetro con orologio.
18. Augusto Romano Burelli Paola Sonia Gennaro
Chiesa di Santa Lucia in Piovega
1988-1996
Costruita su un nuovo sedime rispetto all’edificio originario progettato da Girolamo D’Aronco e distrutto dal terremoto del 1976, la chiesa di Santa Lucia in Piovega presenta un ampio prospetto rivestito in marmo travertino, le cui ali simmetriche, lievemente convergenti, si aprono ai lati di una cerniera centrale costituita dal protiro, dall’abside pensile e dal campanile, allineati sulla stessa verticale. Tale soluzione compositiva scardina il tradizionale percorso processionale, distaccandosi dallo sviluppo longitudinale tipico della pianta basilicale. Sul retro si eleva un volume cilindrico articolato su più livelli, che accoglie l’aula semicircolare con pavimento inclinato verso la facciata, deambulatorio e copertura tronco conica sorretta al centro da due contrafforti paralleli ad arco rampante.
19. Luciano Pevere
Ricostruzione della Chiesa della Beata Vergine Immacolata in Campagnola
1987-1991
La chiesa, di modeste dimensioni planimetriche, fu ricostruita in sostituzione della preesistente, distrutta a seguito dei sismi del maggio e settembre 1976. Il prospetto principale presenta un avancorpo centrale, le cui due torri formano un portichetto-nartece, funzionale a mediare la prossimità dell’edificio alla strada statale. L’intero impianto compositivo si fonda sulla spirale di Archimede, che, in corrispondenza dell’aula a navata unica, dà forma alla copertura a struttura lignea culminante con la freccia sommitale. Numerosi i riferimenti all’architettura ecclesiale romanica e gotica, reinterpretati alla luce degli insegnamenti del Movimento Moderno, con particolare attenzione all’architettura organica.
20. Marco Zanuso
I.S.I.S. D’Aronco
1977-1979
Il complesso scolastico fa parte dell’intervento finanziato dal Governo degli Stati Uniti attraverso l’AID che si concretizza nella realizzazione di scuole, asili, case di riposo in sedici comuni friulani. L’ingresso da via Bariglaria conduce al parcheggio ed è in asse con l’atrio che funge da cerniera tra l’edificio aule e i laboratori. Il complesso è suddiviso in tre zone, il blocco a tre piani con scale di sicurezza esterne che comprende la presidenza, le aule, l’auditorium, il volume ortogonale a un piano con le officine, i laboratori e aule disegno, e il parcheggio. Il colore dei materiali sia negli interni – mattoni e strutture in acciaio – che all’esterno – serramenti e parapetti delle scale – crea un armonioso abbinamento tra volumi e spazi.
21. Giovanni Caprioglio Sandro Pertoldeo Giancarlo Pennestri Marco Villa
Ospedale San Michele
1982-1986
Il nuovo complesso sorge lontano dal centro storico in un’ampia area per consentire futuri ampliamenti. Il progetto prevede 220 posti letto più 20 in day hospital con reparti di medicina generale, chirurgia, ortopedia, pediatria, ostetricia e ginecologia. L’ingresso è rivolto a sud e si sviluppa lungo un asse longitudinale parallelo al corpo di fabbrica a tre piani che alloggia le degenze, mentre la piastra servizi (pronto soccorso, chirurgia con sale operatorie, radiologia, emodialisi, laboratori analisi, poliambulatori, riabilitazione) è orientata a ovest e occupa la parte centrale del complesso. La concezione lineare è contrappuntata da articolazioni volumetriche, determinate dallo slittamento delle sagome in testata, dai corpi sporgenti dei bow-windows a sezione triangolare.
22. Michele De Mattio Giuliana Raffin
Archivio del Cinema del Friuli Venezia Giulia
2005-2006
L’edificio, progettato su commissione dell’associazione culturale “La Cineteca del Friuli”, sorge nella periferia di Gemona, non lontano dal fiume Tagliamento. Esso presenta un recinto perimetrale, con zoccolo basamentale e superficie vetrata superiore sorretta da una struttura metallica in acciaio, che racchiude al suo interno due volumi in calcestruzzo armato a vista e dall’impianto rettangolare, disposti parallelamente e separati da una piccola corte centrale con vasca d’acqua. Uno ospita al primo piano l’archivio deposito climatizzato, destinato a conservare le pellicole della Cineteca; l’altro accoglie su tre piani gli uffici amministrativi e i laboratori. Nel 2010 risultò vincitore all’Ottava Rassegna Biennale di Architettura - Premio Marcello D’Olivo.
