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Nel centro storico di Gemona, a ridosso delle pareti verticali del monte Glemine, sorge il Duomo, una delle chiese più insigni della regione: un gioiello incastonato tra il cielo aperto e l’aspra montagna. Anima della orgogliosa comunità cittadina, che tra il Due ed il Trecento vi volle specchiata la sua rilevanza sociale e politica all’interno del Patriarcato aquileiese, il sacro edificio era compreso nel sistema difensivo della più antica cerchia di mura di cui forse ingloba, nei sotterranei, la base di un poderoso torrione.   

Vista aerea del Duomo di Gemona

Vista aerea del Duomo di Gemona

L’antica chiesa, ricordata per la prima volta in un documento del 1190 ma testimoniata da opere d’arte che rimandano alla diffusione del Cristianesimo del tardo IV secolo e agli albori del Medioevo, alla fine del XIII secolo fu oggetto di un generale ripristino affidato all’architetto e scultore Johannes e completato, nella terza-quarta decade del Trecento, da Giovanni Griglio. Il tempio fu nuovamente consacrato il giorno di Pentecoste del 1337.

Duomo e campanile, risorti “dov’erano e com’erano” dopo il terremoto.

Il Duomo di Gemona, gravemente danneggiato dal terremoto del 1976 che provocò gravi lesioni alla facciata e la distruzione totale della navata destra e delle strutture absidali, fu salvato con un’ardita opera di consolidamento strutturale, di ricostruzione delle parti crollate e di restauro curata dalla Soprintendenza del Friuli-Venezia Giulia, descritta in tavole illustrate nella cappella feriale.

L’interno, solenne e suggestivo, conserva ancor oggi memoria della straordinaria violenza dei sismi nell’emozionante inclinazione delle poderose colonne che a metà Quattrocento hanno sostituito il precedente colonnato. 

Vista interna laterale del Duomo di Gemona

Vista interna laterale del Duomo di Gemona

La facciata del Duomo di Gemona: il rosone, la galleria dell’Epifania, San Cristoforo e il portale romanico.

La facciata – suggestivamente inquadrata all’ingresso del sagrato dalle alte piramidi che si innalzano alle spalle di due telamoni – colpisce per la ricchezza di sculture e di elementi decorativi ed è ingentilita da tre rosoni

Il raffinato rosone maggiore della facciata del Duomo

Splendido è il rosone maggiore (1334-1336), opera del maestro Buzeta che realizzò un mirabile “gioco continuo” di archi e colonne che si rincorrono leggeri e s’intrecciano docili come giunchi: un meraviglioso ricamo di pietra, un’ardita, raffinata architettura che non trova l’eguale in nessun altro luogo: per i gemonesi è il più bel rosone del mondo!

Dettaglio del Rosone del Duomo di Gemona

Il rosone maggiore del Duomo di Gemona

La galleria dell’Epifania, i busti degli Apostoli e il Cristo docente

Sotto il grande rosone e affiancata dai rosoni minori si apre l’originale galleria dell’Epifania che racconta, in due scene, l’arrivo del corteo dei Re Magi che recano doni al Bambino Gesù, sorretto dalla Madre e custodito da Giuseppe, e i re dormienti a cui compare in sogno un angelo che li invita a non ripassare da Erode.

Dettaglio Epifania di Giovanni Griglio del Duomo di Gemona

Epifania intera di Giovanni Griglio (1329)

Tra le altre sculture della facciata merita segnalare, al di sotto della galleria epifanica, il fregio con i busti degli Apostoli – un tempo parte, con i telamoni del sagrato, dell’iconostasi del presbiterio di Johannes (1293) – e il duecentesco Cristo docente in una nicchia affiancata da due rilievi quattrocenteschi (Giudizio dell’anima e Santa Caterina). 

San Cristoforo, patrono di pellegrini, viaggiatori e automobilisti

A colpire il visitatore è la colossale statua di San Cristoforo di Giovanni Griglio (1331-32), protettore dei viandanti, alta ben sette metri e composta da sei blocchi di pietra arenaria: ardita ed elegantissima figura del santo poderoso che, sorreggendo il Bambino Gesù, attraversa impavido l’acqua spumeggiante ricca di creature marine.

Dettaglio volto statua di San Cristoforo - Duomo di Gemona
Dettaglio volto statua di San Cristoforo – Duomo di Gemona
Dettaglio piedi della statua di San Cristoforo - Duomo di Gemona
Dettaglio piedi della statua di San Cristoforo – Duomo di Gemona
Dettaglio mano statuta di San Cristoforo - Duomo Gemona
Dettaglio mano statuta di San Cristoforo – Duomo Gemona
Scorcio della statua di San Cristoforo da via Bini
Scorcio della statua di San Cristoforo da via Bini

Il portale romanico del Duomo

Portale romanico del Duomo di Gemona

Portale romanico del Duomo di Gemona

Prima di entrare nel sacro edificio è d’obbligo ammirare il portale romanico (fine XII-inizi XIII secolo), riutilizzato nel ripristino di fine Duecento da mastro Johannes, che celebra nella lunetta il Giudizio Universale.  A Cristo, assiso in trono tra i simboli della passione, si rivolgono la Vergine e San Giovanni Battista che implorano clemenza per le anime che negli avelli attendono la sentenza finale. Il bel rilievo reca ancora evidenti le tracce dell’antica colorazione che un tempo dava tocchi di vivacità a tutte le sculture della facciata.

Il campanile del Duomo di Gemona e la Campana di Dante

Scorcio del campanile del Duomo

Il campanile del Duomo di Gemona

Sul lato settentrionale del sagrato si trova il campanile che, al vertice della guglia in cotto, sfiora i 50 metri d’altezza. La sua costruzione, interrotta dalle lesioni causate da un forte terremoto nel 1348, fu completata nel 1369. Poco più di sei secoli dopo fu un nuovo sisma a distruggerlo completamente. La ricostruzione fu eseguita “pietra su pietra” riportando nella nuova struttura l’elegante armonia originaria. 

La Campana di Dante: le tracce del sommo poeta a Gemona

Durante la Grande Guerra, dopo Caporetto, le quattro campane antiche del campanile furono confiscate dagli eserciti imperiali e precipitate dalla cella campanaria. Una sola non si ruppe e venne restituita nel marzo 1918 e collocata dove tuttora si trova.

La Campana di Dante

È la campana fusa sul sagrato del duomo nel 1423, che riporta, nella seconda fascia del colletto, la prima terzina dell’ultimo canto della Divina Commedia che s’apre con lo splendido verso “Vergine madre, figlia del tuo figlio”.  A poco più di cento anni dalla morte di Dante, a Gemona, nello sperduto Friuli, qualcuno conosceva l’opera del poeta.

L’interno del Duomo di Gemona: il percorso tra le opere d’arte. Dal fonte battesimale, al crocifisso ligneo, a dipinti e sculture.

Fonte battesimale del Duomo di Gemona

Vasca battesimale – foto di Fabio Valerio

Numerose sono le opere d’arte che adornano l’aula e le cappelle laterali. Tra esse la più antica, probabilmente già presente e utilizzata nella primitiva chiesa gemonese, è la Vasca battesimale, ricavata da un monumento romano del I-II secolo d.C. di cui è conservato un rilievo raffigurante un genietto alato in groppa a un delfino. Fra l’XI ed il XII secolo la vasca venne decorata con due scene battesimali e con la copia del rilievo romano.

Le antiche sculture da scoprire nel Duomo di Gemona

Scultura Cristo del terremoto - foto di Fabio Valerio

1 – Crocifisso ligneo del terremoto – foto di Fabio Valerio

Tra le altre sculture spiccano un Crocifisso ligneo1 quattrocentesco,  straziato dai crolli e ora sistemato quale reliquia in una teca a ricordo delle vittime gemonesi del 1976 (architetto Sandro Pittini); l’ancona lignea dipinta e dorata, opera del veneziano Andrea Moranzone (1391), con episodi dell’Antico e Nuovo Testamento, deturpata da perdite e bruciature; una toccante Pietà del primissimo Quattrocento salisburghese; gli stipiti della seconda cappella destra con i simboli degli Evangelisti e decorazioni fitomorfe, già elementi di un ciborio del presbiterio di Johannes (1293) cui si può attribuire anche l’intenso Crocifisso mutilo della cappella feriale. 

Il Duomo conserva anche dipinti e tracce di affreschi 

Dipinti eseguiti dal XVI al XX secolo da artisti friulani, italiani e stranieri –tra cui Giovanbattista Grassi, Eugenio Pini, Melchiorre Widmar, Franz Xaver König e Eugenio Cisterna – ornano l’aula e le cappelle laterali insieme con alcuni lacerti di affreschi eseguiti tra il secoli XII e XVII, scoperti con la caduta di intonaci causata dalle scosse sismiche. 

Affresco nel Duomo di Gemona

Figure mutile oranti e santo – foto di Fabio Valerio

Il Redentore un tempo sulla facciata e ora all’interno del Duomo

Nei pressi del portale laterale che si apre sotto un rosone a stella, murato sul fianco destro dell’edificio, vi è l’archivolto con il Redentore tra i simboli degli Evangelisti (Johannes, 1290). Il Redentore fino al 1825 compariva in facciata e lo spostamento avvenne a seguito di una ristrutturazione generale della facciata che ne alterò l’armonica fusione tra architettura e scultura.

Le moderne vetrate policrome sono opera dell’artista tedesco Jakob Schwarzkopf (1996-2001).  

L’interno del Duomo di Gemona: alla scoperta dei vani sotterranei che conservano affreschi, un sacello,  l’ossario e i resti della torre antica

I vani ipogei del complesso architettonico del Duomo di Gemona, a cui si accede attraverso una scala che scende dal lato destro del sagrato, si sviluppano al di sotto della sacristia articolandosi in due percorsi distinti, organizzati su progetto dell’architetto Alberto Antonelli. 

Il sacello di San Michele e San Giovanni Battista

Il primo percorso inizia da un piccolo atrio da cui si accede all’antico Sacello di San Michele e San Giovanni Battista le cui pareti e la volta sono ricoperte da affreschi attribuiti al pittore gemonese Nicolò di Marcuccio (anni ’30 del Trecento) che qui realizza l’opera più rilevante della superstite pittura trecentesca gemonese.

Affreschi del Sacello di San Michele

Affreschi del Sacello di San Michele e San Giovanni Battista

L’intera decorazione è intonata alla funzione del Sacello, utilizzato come camera ardente di defunti in attesa delle esequie: vi sono infatti rappresentati il giudizio di un’anima, con San Michele che sulla bilancia ne pesa le opere e con la lancia tiene a bada il diavolo che ne vorrebbe la dannazione; la redenzione garantita dal sacrificio di Gesù sulla croce; il transito reso sicuro dal gigante Cristoforo; l’intercessione dei Santi (di cui rimangono pochi lacerti); l’accoglienza di San Pietro sulla porta del paradiso; la partecipazione alla gloria eterna tra Cristo e gli Evangelisti.

L’Ossario e la Torre antica

Ossario Gemona

Installazione Ossario Gemona

Dall’atrio si entra anche nell’ampio spazio dell’antico Ossario (ove si trovano due affreschi del tardo Quattrocento: una Crocifissione e un lacunoso Vescovo con devoto), all’interno di una torre le cui murature perimetrali sprofondano per ancora 4 e più metri, fin quasi a 8 metri sotto il livello del sagrato. Lo spazio è stato completamente svuotato dai volontari della locale Associazione culturale “Valentino Ostermann” che, con le debite autorizzazioni, hanno estratto e vagliato oltre 160 metri cubi di materiali, ricchi di resti ossei umani depositati alla rinfusa2.

Catasta di ossa - Ossario di Gemona

2 – Catasta di ossa in Ossario – foto di Fabio Valerio

Oltre alle ossa, la cernita ha permesso il rinvenimento di oggetti vari (medagliette devozionali, parti di corone di rosario, fedi, collane e spille, cocci di ceramica e alcune monete) riconducibili ai secoli dal XIII al XVIII, ora esposti in una sala accessibile subito al di fuori del sagrato del Duomo, al pian terreno del complesso del Museo della Pieve, dove si dà anche conto degli esiti di uno studio antropologico sui reperti ossei curato dal Laboratorio di Osteologia-Anatomia umana dell’Università di Udine. 

Il pavimento eliminato per lo scavo è stato sostituito con una nuova struttura al di sotto della quale, nella parte inferiore del vano, é stato allestito un “sarcofago” che contiene numerose ossa umane ordinatamente disposte.

Gli scavi effettuato dai volontari dell’Associazione Ostermann hanno consentito di precisare anche le caratteristiche della costruzione utilizzata per il deposito delle ossa: si tratta di una struttura a pianta quadrata di 9 metri di lato, con muratura di quasi un metro e mezzo di spessore, forse coeva al primitivo edificio di culto cristiano gemonese se non addirittura indizio di una struttura difensiva di un antichissimo insediamento, completamente interrato e dimenticato.

Il Lapidario del Duomo di Gemona

Vista dalle scale del Lapidario di gemona

Lapidario – Duomo di Gemona

Il secondo percorso porta al Lapidario, uno spazio espositivo di forte impatto in cui trovano sistemazione pietre lavorate e opere di scultura salvate dalle distruzioni del 1976 o addirittura rinvenute tra i materiali di riempimento delle murature crollate del sacro edificio.

Vi sono raccolti diversi manufatti quali parti di balaustre; chiavi di volta con fregi a rilievo; frammenti delle ali degli angeli che sovrastano la facciata del duomo, in seguito sostituite da ali di rame; parti di figure dorate; epigrafe indicante le storie di San Cristoforo dipinte in facciata da Nicolò di Marcuccio nel 1331; un archivolto di foggia rinascimentale di buona fattura.
C’è anche un fastigio romano a forma di pigna, forse proveniente da un monumento d’epoca imperiale.

Dalla zona espositiva una scala porta ad un livello superiore dove è stata rinvenuto, all’interno di una nicchia, un affresco con Cristo crocifisso tra la Vergine e l’apostolo Giovanni3, assegnabile al Seicento locale.

Affresco crocifissione nel lapidario di Gemona

3 – Cristo crocifisso tra la Vergine e l’apostolo Giovanni

Un grazie per la collaborazione a Gabriele Marini e Mauro Vale

Video “Il Duomo di Gemona” a cura del Laboratorio Internazionale della Comunicazione

Lasciamoci guidare dalle parole dell’architetto Gianpaolo Della Marina, che ci accompagna in una visita virtuale con estrema cura e competenza.

Regia di Giulio Gattuso
Voce narrante e testo – Arch. Gianpaolo Della Marina

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Inverno
08.00 – 12.00 /14.30 – 18.00
Estate
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Sagrato accessibile con rampa | La zona antistante/retrostante la porta d’accesso è complanare | Accessibile a persone con disabilità motoria, fono-uditiva e psichica | Per persone con disabilità visiva, non fruibile

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