visit.Gemona

Un giro in gravel nel territorio del Gemonese

Un percorso veloce da fare a tutta con la bici da gravel, ma anche una mtb o una bici da trekking possono andar bene.

  • place partenza: Piazza Garibaldi
  • straighten lunghezza: 55.9Km
  • height dislivello: 555m
  • schedule durata: 2h 05m
  1. Tracciato e dettagli percorso
  2. Direzioni da seguire
  3. Indicazioni sulla sicurezza
  4. Consigli e raccomandazioni aggiuntive

Tracciato e dettagli percorso

Un percorso che costeggia il fiume Tagliamento, il torrente Leale e passa vicino al torrente Palar, senza dimenticare il favoloso lago dei Tre Comuni (qui un tuffo è d’obbligo). Questo giro non prevede dislivelli impegnativi ed è misto sterrato/asfalto, si attraverseranno i comuni di Gemona del FriuliVenzone, Pioverno,Cavazzo CarnicoAlesso, Avasinis, Trasaghis, Osoppo e Buja… un invito alla scoperta dell’essenza turistica di Sportland!

Direzioni da seguire

Si parte come sempre da piazza Garibaldi e ci si dirige verso il centro ricreativo L.a.s.e.r e poi seguendo la “strada di Ledis” tutta su sfondo sterrato in sella Sant’Agnese. Arrivati qui c’è un tratto in discesa da fare con prudenza che ci porterà in località Rivoli Bianchi e poi Venzone.  Dopo una sosta nella cittadella fortificata attraversiamo il tagliamento e ci dirigiamo verso Cavazzo Carnico pedalanto su una ciclabile che è anche parte della ciclovia FVG6; arrivati al bivio per cavazzo noi continuiamo dritti direzione Cesclans e lago dei Tre comuni che costeggeremo grazie ad un percorso cilabile. Dopo una sosta prenderemo il sentiero delle acque direzione Trasaghis da dove seguendo il tracciato della FVG3 Pedemontana rientreremo al punto di partenza.

Indicazioni sulla sicurezza

Attenzione, specie nel tratto che porta da Cavazzo carnico al lago dei Tre Comuni al traffico veicolare: la strada è spesso percorsa da veicoli che viaggiano a velocità sostenute.

Consigli e raccomandazioni aggiuntive

Gemona del Friuli

Solamente attraversando l’abitato gemonese lungo l’arteria principale del centro storico, quanto vi accompagna soddisfa l’occhio e immerge nell’atmosfera cittadina: accolti da Porta Udine, con il Leone di San Marco a ricordare la dominazione veneziana, subito noterete il terrapieno del Duomo, su cui si innalza la chiesa romanico-gotica orgoglio della città. Subito di fronte al duomo sorge palazzo Gurisatti, sede della Cineteca del Friuli che ospita anche l’emeroteca. Proseguendo lungo la suggestiva via Bini si incontra casa D’Aronco, che diede i natali al celebre architetto; palazzo Elti, sede del museo Civico che conserva le opere d’arte recuperate dalle chiese di Beata Vergine delle Grazie e di San Giovanni, rase al suolo dal sisma; e infine il cinquecentesco Palazzo Boton, sede del Municipio.

Lungo vari tratti della via è visibile pure la mole del Castello, ai cui giardini è gradevole salire tramite una scalinata deviando dal percorso, come è interessante visitare tutte le molteplici attrattive della città: dal Santuario di Sant’Antonio da Padova, che ospita ai piani inferiori anche il museo Renato Raffaelli, al museo della Pieve, che conserva il Tesoro del duomo e il registro battesimale più antico del mondo, risalente al 1379; dalla mostra fotografica permanente sul terremoto nel porticato di via Bini fino alla chiesa della Madonna delle Grazie, ricostruita a rudere.

Glemona, Osopo e Artemia vengono ricordate da Paolo Diacono in un famoso passo della Historia Langobardorum tra le città fortificate in cui si rifugiarono i Longobardi durante l’invasione degli Avari.

Sella e Chiesetta di Sant’Agnese

Sella Sant’Agnese è un luogo caro ai gemonesi, e non solo, dove poter staccare dalla frenesia della vita quotidiana. Segna il confine naturale tra Gemona e Venzone e ha sempre costituito un punto di transito, soprattutto in passato quando il fiume Tagliamento, esondando, rendeva la piana impraticabile. Una volta raggiunta si è pervasi da una sensazione di pace, e ci si può regalare una sosta sotto il porticato della chiesetta, da dove si ammira un suggestivo panorama. Dedicata a Sant’Agnese, la chiesetta risale al XII secolo e sorge sui sedimi di un tempio pagano eretto sull’antico sentiero celtico. Dalla sella la vista si allarga a nord sul conoide dei Rivoli Bianchi, a sud su Gemona e la piana. A ovest risalta il profilo tondeggiante del monte Cumieli, mentre ad est si staglia la cresta affilata del monte Deneal che dà avvio alla catena del monte Cjampon, con un’eccezionale veduta sulle stratificazioni calcaree; i movimenti provocati da una grande faglia hanno ripiegato gli strati e reso distinguibile sulla parete un enorme “ventaglio”. Tutto intorno alla chiesetta si distendono prati che un tempo erano luogo di pascolo per il bestiame.

Rivoli Bianchi

Uscendo dalle montagne e rallentando la velocità delle proprie acque, il rio Pozzolons ha accumulato un ventaglio di ghiaie e detriti stabilizzati dall’operato dell’uomo: in questo modo si è gradualmente insediata una flora particolare, sbocciata in vedovelle celesti, fiordaliso gialloroseo o violaciocche della Carnia nei terreni più impervi, come in Orchidacee più esigenti quali l’orchide minore, quella bruciacchiata e l’elleborine violaceo sui suoli più comodi. Sui prati cacciano diversi rapaci diurni, come la poiana e il gheppio, avvistabili con molta maggior facilità di altri coinquilini come la quaglia, il re di quaglie e l’allodola; qui convivono inoltre upupe, gazze e, a livello di mammiferi, qualche rara lepre e la volpe.

Venzone

La tranquilla cittadella di Venzone, protetta da alte mura di cinta, racchiude al suo interno vari capolavori di arte e architettura: la Piazza del Municipio su cui si affaccia Palazzo Radiussi con l’elegante fontana centrale, il gotico Palazzo Comunale, numerosi palazzi nobiliari e il risorto duomo romanico-gotico di Sant’Andrea al cui fianco sorge la cappella di San Michele che custodisce le famose mummie. Si dice che la particolare natura di queste ultime impressionò anche Napoleone, a tal punto che chiese di persona che una fosse portata a Parigi per essere analizzata e studiata. Il centro è noto per essere uno dei più straordinari esempi di restauro in campo architettonico e artistico in risposta ai terremoti del 1976, e, anche grazie a questa efficiente ricostruzione, nel 2017 la città è stata eletta Borgo dei Borghi. Altri blasoni di cui Venzone può fregiarsi sono la nomina a Villaggio ideale d’Italia nel 1991 e, prima del sisma, quella a monumento nazionale nel 1965. Allo scopo di ricordare il catastrofico evento, Palazzo Orgnani ospita il cento di documentazione permanente “Tiere Motus”. Infine si segnala, al di fuori delle mura, la chiesetta dei SS. Giacomo e Anna risalente al XII-XIII secolo.

Fiume Tagliamento

Il Tagliamento è il “Re dei fiumi alpini”, il più importante del Friuli, che attraversa tutta la regione per 178 km. Non ci si sorprende che, con queste dimensioni, nel corso dei secoli abbia costituito il principale asse di comunicazione fra il cuore delle Alpi e l’alto Adriatico. È tra i pochissimi fiumi in Europa a non aver subito opere di modifica con sbarramenti o deviazioni artificiali del suo corso che l’abbiano alterato in modo sostanziale, e conserva quasi intatto il suo assetto morfologico originario “a canali intrecciati”: è ricordato anche come l’ultimo fiume europeo a carattere torrentizio, ed è proprio questo aspetto che lo rende davvero spettacolare e imperdibile da fotografare, con scatti di paesaggio che rubano l’occhio. Dopo ogni piena il Tagliamento è solito rinnovare i suoi rami, i quali poi si intersecano definendo nuovi e tortuosi meandri nei depositi ghiaiosi e tra le sabbie alluvionali: il suo tratto più integro e più suggestivo dal punto di vista paesaggistico si individua sul medio corso, dove la vita trova modo di sbizzarrirsi in molteplici forme. Nelle anse del fiume nidificano numerose specie protette di volatili, e ai suoi margini si sono accasati salici, ontani, olivelli spinosi, ginepri e ornielli a formare le tipiche boscaglie riparali.

Pioverno e il ponte sul Tagliamento

Il ponte che dalla fine degli anni Sessanta collega le due sponde del fiume Tagliamento, prima attraversabile grazie alla caratteristica “passerella di Pioverno” distrutta dall’alluvione del 1966, è diventato il simbolo di questa frazione del comune di Venzone. Nei primi mesi del 1968 inizia la costruzione del nuovo ponte, realizzato in cemento armato e costituito da 13 campate per una lunghezza complessiva di 273 m e una larghezza carrabile di 1,90. Gli scorci dal ponte sono suggestivi e una visita al paesello è consigliata.

Chiesa di Cesclans

La chiesa incastellata di Santo Stefano nella frazione di Cesclans a Cavazzo Carnico, eretta nei secoli IX-X sui resti di un avamposto romano a vedetta dell’antico tracciato stradale, si trova in un punto strategico che in tempi antichi era ideale per controllare il territorio circostante e fornire rifugio e difesa alla popolazione in caso di attacchi. Queste ed altre informazioni sulla chiesa sono state ricavate dagli scavi archeologici svoltisi in parallelo all’attività di ricostruzione in seguito al terremoto del ’76; riaperta finalmente al pubblico nel 2008, la pieve ha radunato i reperti rinvenuti durante gli scavi nel suggestivo “antiquarium” ricavato in degli spazi sotto al pavimento. La chiesa fa parte delle undici pievi antiche della Carnia ed è stata rimaneggiata tra i secoli XV e XVIII assumendo le forme attuali.

Lago dei Tre Comuni

Il lago dei Tre Comuni, così denominato in quanto bagna le sponde dei territori di Cavazzo Carnico, Trasaghis e Bordano, è considerato il più esteso dei laghi naturali della regione. Sulle sue rive sorge un ambiente che regala sereni paesaggi acquatici, incornicia suggestivamente quelli montani e ospita una ricca e variegata fauna da poter osservare: dalle molteplici postazioni create per il birdwatching o semplicemente tuffando l’occhio nelle acque. Qui infatti la fauna ittica è prospera da sempre; già i Patriarchi ordinavano di far arrivare alla propria tavola pesci di queste acque. Un’attività, quella della pesca, che si può tutt’ora praticare, assieme alle molte altre possibili attorno al lago. L’area è particolarmente dotata pure a livello antropico: vi sono diverse aree gioco e relax, servizi, ristoranti, campeggi, bed & breakfast, parchi giochi per i bimbi… Si segnalano inoltre le confortevoli aree picnic che costeggiano lo specchio d’acqua, e la presenza dal lato di Interneppo di un orto botanico in fase di costruzione. Per i più sportivi vi sono anche attrezzate piste ciclabili e c’è la possibilità di iscriversi ai corsi di vela organizzati da Nautilago.

Torrente Palar

Il torrente Palar, immerso nella natura del territorio di Alesso e distante pochi km dal lago dei Tre Comuni, è la scelta perfetta per trascorrere una giornata di relax e di refrigerio, nonché una valida alternativa alle spiagge e al traffico delle località balneari. Il primo tratto del rio è certamente quello più visitato e facile da raggiungere, dove le acque non sono molto profonde. Per chi cerca invece l’avventura, c’è l’opportunità di scegliere fra diverse pozze raggiungibili arrampicandosi fra i sassi e guadando il fiume nei punti più accessibili. Sono presenti ben 3 cascate di altezze diverse, di cui quella superiore supera i 10 metri e regala fantastici tuffi in una pozza smeraldina, dove l’acqua normalmente non scende mai sotto i 5 metri. A fare da cornice a questo torrente, l’ambiente tipico delle Prealpi Carniche, con sassi e rocce bianche ed una vegetazione spontanea ricca di acacie, frassini, ornielli e salici.

Torrente Leale

Il torrente Leale, che nasce alle pendici del monte Cuar e Falet, risulta amabile sia per chi cerchi la freschezza dell’acqua pura, sia per chi voglia un’avventura fra le sue rapide, che per chi desideri invece godersi la bellezza del bosco: il suo corso è infatti divisibile in due parti, di cui la prima, quella superiore, è più impervia e pericolosa, mentre la seguente si dimostra più agevole. Se anche al fondovalle il Leale risulta percorribile solo a tratti, più ci si avvicina alla sua foce più si apre in numerose e accoglienti pozze: queste sono spesso contornate da spiaggette su cui si può prendere il sole. Lungo tutto il suo percorso, il torrente è ammantato da una rigogliosa vegetazione boschiva, la cui vista rinvigorisce lo spirito e schiarisce la mente: non mancano poi calette, tuffi e cascate per vivacizzare la situazione. Nella zona vi sono anche numerosi fenomeni carsici: tra gli altri, la grotta nominata la “risorgiva di Eolo”, e quella detta “risorgiva del Col del Sole”, che, nei periodi di forte pioggia, sviluppano delle spettacolari cascate.

Trasaghis

Trasaghis è un piccolo comune appena oltre il fiume Tagliamento la cui prima testimonianza storica è rappresentata da una chiesa risalente al 1235; nell’attuale frazione di Braulins sorgeva il castello di Bragolino, documentato sin dal 1254 e passato sotto diverse insegne, tra cui quella dei Trasbrug della Carinzia nel 1321 e quella del patriarca Bertrando nel 1336 che ne ordinò la distruzione. Nel 1797 con il trattato di Campoformido Trasaghis fu ceduto con tutto il Friuli Occidentale all’Impero austriaco. In epoca napoleonica fu comune autonomo e nel 1866 fu annesso al Regno d’Italia come parte del Mandamento di Gemona. A Braulins si trova anche, a ridosso di una rupe in prossimità dei resti del castello, la chiesetta di San Michele dei Pagani risalente al XIII secolo, danneggiata dal sisma del 1976 e ripristinata nel 1981.

A Trasaghis era presente una latteria sociale, mentre ad Alesso una turnaria. Lo sbocco lavorativo è rappresentato dalla migrazione, perlopiù stagionale. Essendo che il Tagliamento si attraversava ancora in barca all’altezza di Braulins e Peonis, verso il 1905 ebbe inizio la progettazione di un ponte, la cui costruzione fu avviata nel 1912 e ultimata nel 1916; nel 1917 venne fatto saltare per ritardare l’avanzata austriaca dopo Caporetto. Riparato nel 1919, venne nuovamente distrutto dai partigiani nel 1944 per proteggere la repubblica della Carnia e ricostruito nel dopoguerra. Trasaghis subì gravissimi danni durante il terremoto del 1976 che lesionò gran parte delle abitazioni e depauperò gravemente il patrimonio artistico. È uno dei tre comuni, assieme a Bordano e Cavazzo Carnico, ad essere bagnato dalle acque del lago.

Osoppo e il forte

Dominata dai profili delle Prealpi Carniche e Giulie, a nord dell’anfiteatro morenico sulla riva sinistra del fiume Tagliamento sorge Osoppo, menzionata per la prima volta in “Vita di san Martino” di Venanzio Fortunato e in seguito nella “Historia Langobardorum” di Paolo Diacono.

Il forte di Osoppo, dichiarato monumento nazionale nel 1923, è una testimonianza storica plurisecolare. Inizialmente un antico insediamento celtico, poi oppidum (piazzaforte) romana, dopo il 1420 divenne punto nevralgico della difesa dello “stato di terra” della Serenissima. Fu strenuamente difesa contro gli imperiali da Gerolamo Savorgnan nel 1514. Occupato poi dai francesi nel 1797 e nel 1848, ha assunto importanza anche durante il primo conflitto mondiale poiché inserito nel sistema difensivo dell’Alto Tagliamento-val Fella. Ancora oggi si possono distinguere i differenti sistemi difensivi sotto forma di edifici ed infrastrutture.

Dal 2014 il comune di Osoppo è noto come il “Paese delle orchidee”, poiché qui crescono e sono state censite circa 30 specie diverse di orchidee spontanee in siti facilmente accessibili. Durante il periodo di fioritura, da aprile a giugno, questi siti possono essere visitati anche con il supporto di guide botaniche, lungo tre percorsi naturalistici dedicati che partono dal colle di san Rocco, con segnaletica e pannelli esplicativi. Sul colle sorge l’omonima chiesetta risalente al XIII secolo, dove si trovano gli affreschi del Fabris e i resti di un antico romitorio. Oltre alle orchidee, a livello naturalistico nel territorio di Osoppo si ricordano: le sorgive di Bars nella zona occidentale, un’area umida di limpide acque sorgive; il bosco di Osoppo, ricco di varie specie faunistiche e collegato al centro abitato da una buona rete sentieristica; il parco del Rivellino, in cui si possono fare molte attività sportive (trekking, mountain-bike, equitazione, pesca sportiva, volo a vela).

Torrente Orvenco

Il torrente Orvenco nasce da alcune sorgenti sul versante meridionale del Monte Cuarnan e scorre dando vita a rapide, pozze smeraldine e cascate, in particolare le spettacolari cascate del Tulin e la Turbine. Lungo il percorso del torrente furono realizzate in passato diverse opere di presa delle quali è ancora possibile vedere i ruderi e le tracce. Un’escursione tra i boschi e le cascate lungo il torrente diventa un’immersione nella natura e moltissimi sono anche gli spunti storici, paesaggistici, architettonici legati alle tradizioni del territorio, tutte da scoprire. Su una rupe che domina la forra dell’Orvenco si ergeva il Castello di Ravistagno, costruito nel Duecento dai Rabenstein, nobili di origine tedesca, poi passato ai conti di Prampero. Dopo un paio di secoli rimasero solo le mura, che i terremoti contribuirono a far crollare. Attualmente sono in corso interventi di recupero e restauro al fine di valorizzare il sito da un punto di vista storico e archeologico ed esaltare le peculiarità del contesto ambientale circostante. L’Orvenco, che con i suoi sedimenti ha contribuito alla formazione della piana, in superficie scorre solo occasionalmente, a causa delle numerose perdite in subalveo. Il fiume è tributario del Ledra, accanto al quale scorre per parte del proprio percorso.

Fiume Ledra

l fiume Ledra nasce da risorgive situate nei pressi dell’abitato di Godo a Gemona del Friuli. Durante il suo corso vi confluiscono anche le acque della Roggia di Gemona e il fiume lentamente scorre verso sud per una lunghezza totale di 45 km. Il fiume Ledra lambisce piccoli paesini e borghi raccontando la storia di questi luoghi attraverso mulini, lavatoi e diverse opere di irrigazione. Ombreggiato da salici, pioppi, ontani e olmi, è molto amato dai pescatori per la presenza di trote marmorate, trote fario e temoli pinna blu. Le risorgive sono emersioni piuttosto cospicue, e a breve distanza dalle opere di presa del Consorzio Acquedotto Friuli Centrale è possibile osservare una di queste polle: l’acqua vi sgorga con portata pressoché costante, originando un rio che scorre limpido e sinuoso. All’altezza del ponte che supera il fiume Ledra si ergono i resti della vecchia centrale elettrica arteniese, realizzata nel 1911 con un efficace sistema di derivazioni e canali che alimentavano l’impianto.

Fontana di Silans

Conosciuta fin dall’epoca romana come punto di ristoro e sosta lungo la via Concordia che si congiungeva con la via Julia Augusta, la fontana di Silans (ad Silanos) è menzionata nella Tabula Peutingeriana (intorno al IV sec.) conservata a Vienna. È un luogo molto amato dai gemonesi per dissetarsi alla sua fresca fonte all’ombra degli alberi.

Lavatoio del Glemine

Il lavatoio (lavadôr), costruito verso la metà del 1500 ad arcate e con la caratteristica copertura a lastroni di pietra, viene alimentato dalla sorgente perenne del monte Glemina. Recentemente restaurato, è l’unico lavatoio pubblico di Gemona. Una passeggiata porta dalla fontana di Silans verso il centro storico passando davanti a questa interessante struttura.